Rifiuti inerti, Italia ancora indietro nel recupero di materiali edili

Rifiuti inerti, Italia ancora indietro nel recupero di materiali edili
Rifiuti inerti, Italia ancora indietro nel recupero di materiali edili
Eventi e rapporti

Nel nostro Paese le capacitÓ di riciclo derivanti da demolizioni e cantieri sono nettamente inferiori rispetto alla media europea.

Impatto ambientale ridotto, emissioni di gas serra limitate, minor consumo di acqua e di combustibili fossili. Sono gli effetti del riciclo di materiali edili presenti nel rapporto dell'osservatorio Recycle, realizzato in collaborazione con Legambiente che analizza le anomalie del nostro Paese.

OBIETTIVO 70% ENTRO IL 2020

Ogni anno in Italia si producono quasi 45 milioni di tonnellate di inerti, sono presenti 2500 cave attive, mentre sono 15mila quelle abbandonate.

Attraverso il riutilizzo dei rifiuti aggregati, provenienti dalle demolizioni e dai cantieri, si avvierebbe una nuova filiera green in grado di produrre posti di lavoro, valorizzare la ricerca e l'innovazione, oltre a ridurre le emissioni inquinanti.

Tale obiettivo è supportato da una Direttiva europea del 2008 che prevede, entro il 2020, il raggiungimento dell’obiettivo pari al 70% del riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione.

LA SITUAZIONE ITALIANA

Attualmente l'Italia è lontana anni luce da questa percentuale. Infatti, nel nostro Paese la capacità di recupero sfiora soltanto il 10%, con differenze significative tra le varie regioni, mentre in Europa comanda l'Olanda con il 90% dei materiali recuperati, seguita dal Belgio (87,5%) e dalla Germania (86,3%).

Al momento in Italia non esistono impedimenti tecnici o motivazioni di natura normativa anti riciclo, ma in realtà, secondo il rapporto, la diffusione di materiali provenienti dal recupero incontra forti ostacoli.

Per esempio, nei cantieri dei lavori pubblici e privati, i capitolati (documenti tecnici allegati a un contratto d'appalto) sono una barriera burocratica per gli aggregati riciclati.

INTERVENTO DELLE ISTITUZIONI

Secondo il rapporto, l'Italia ha la possibilità di far crescere una moderna filiera delle costruzioni, a patto che siano le stesse imprese edili a gestire il processo di demolizione degli inerti provenienti dalle costruzioni. In questo modo si accelererebbe il processo di riciclo senza dover conferire i rifiuti nelle discariche.

Uno scenario del genere si potrebbe verificare grazie all'intervento delle istituzioni con una legge che renda obbligatorio l'utilizzo degli inerti provenienti dai lavori pubblici.

INFRASTRUTTURE DI SUCCESSO

Tuttavia, il dossier presenta diversi esempi che dimostrano l'efficacia dei materiali riutilizzati, in particolare gli asfalti derivanti dal riutilizzo di pneumatici usati.

È il caso del Passante di Mestre, della pavimentazione di Merano, dell'autostrada dei Parchi e del Brennero, dell'interporto di Fiumicino, del porto di La Spezie e dall'aeroporto di Milano Malpensa.

Si tratta di infrastrutture di successo, la dimostrazione che si possono dare risposte positive ai limiti che caratterizzano il riciclo sostenibile.

IL VENETO COME MODELLO

“Occorre un cambiamento culturale – sostiene Legambiente –. C'è bisogno di un'attenta azione di informazione e formazione, oltre che di riferimenti operativi in grado di fornire indicazioni chiare e precise sulle caratteristiche che i materiali di recupero devono avere per essere utilizzati nell'ambito delle costruzioni. In questo senso è apprezzabile l'esempio del Veneto che, per ogni materiale recuperato e utilizzabile nel settore delle costruzioni, ha definito ogni possibile impiego grazie a deliberazioni proprie”


Cerca una notizia

Newsletter