Inquinamento atmosferico, agricoltura e industria i settori responsabili

Inquinamento atmosferico, agricoltura e industria i settori responsabili
Inquinamento atmosferico, agricoltura e industria i settori responsabili
Eventi e rapporti

Ogni anno a causa della contaminazione dell'aria muoiono nel mondo 3 milioni di persone, dato che potrebbe raddoppiare entro il 2050

Sono circa tre milioni in tutto il mondo le vittime che miete ogni anno l’inquinamento atmosferico. Numeri preoccupanti, che potrebbero però anche raddoppiare entro il 2050 senza adeguate politiche e interventi di riduzioni e incentivazione. Sono questi i dati che emergono dalla ricerca dell’Istituto tedesco Max Planck e dall’Harvard School of Public Health di Boston, che esamina in maniera dettagliata i tassi di mortalità in relazione alle varie fonti di emissione, in primis industria, trasporti, agricoltura ed energia, partendo da un modello che combina numeri sulla chimica dell’atmosfera e statistiche demografiche e sulla salute della popolazione.

LA PRIMA CAUSA È L’ENERGIA DOMESTICA INSIEME ALLO SMALTIMENTO DI RIFIUTI

In alcuni paesi, in particolare quelli asiatici come Cina e India, i tre quarti delle morti a causa di contaminazione dell’aria sono dovute al cattivo funzionamento dell’energia domestica, come nel caso di generatori diesel e piccole stufe, ma anche per lo smaltimento dei rifiuti.  Tuttavia, è sempre l’industria ad essere la protagonista principale di questa situazione. Soltanto nella repubblica Popolare ogni anno inquinanti come particolato e ozono fanno 1,4 milioni di vittime, mentre in Europa lo stesso fattore ha fatto registrare ben 180mila morti premature. Soltanto in Italia lo stesso particolato ha portato a circa 30mila decessi l’anno, soprattutto al Nord.

MALE ANCHE L’AGRICOLTURA E IL TRAFFICO

Tra le patologie più diffuse a livello mondiale ci sono i problemi cerebrovascolari, malattie cardiache e polmonari, tumori all’apparato respiratorio. Da non sottovalutare è anche l’impatto dell’agricoltura, soprattutto a causa della trasformazione in particelle di nitrato e solfato di ammonio dell’ammoniaca rilasciata dai fertilizzanti e dal bestiame degli allevamenti. In alcuni Stati, come Russia, Turchia, Corea e Giappone, è addirittura al primo posto per tasso di mortalità.

Segue poi, tra le cause, il traffico e gli incendi, come avvenuto, ad esempio, nell’Amazzonia brasiliana, fenomeno in questo caso esasperato dalla deforestazione. Seguono le combustioni di biomasse e le fonti naturali come le tempeste di sabbia. Secondo il professor Micheal Jerrett dell’Università della California “questi dati dovrebbero far suonare un campanello d’allarme alle istituzioni di salute pubblica di tutto il mondo”.

PER RIDURRE L’INQUINAMENTO NECESSARIO IL MONITORAGGIO DELLE EMISSIONI

È importante dunque pensare a politiche e interventi che possano ridurre l’inquinamento atmosferico, e facendo sì che tutti i soggetti interessati rispettino le leggi già in vigore. In Italia, ad esempio, Tutte le imprese e i gestori degli impianti assoggettati al regime di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA-IPPC) sono tenuti a rendere accessibili e campionabili le emissioni in atmosfera, sulla base delle normative tecniche vigenti sulla sicurezza e l'igiene del lavoro. Essendo impossibile analizzare l'intera quantità di fluido emessa, si procede esaminando una piccola parte rappresentativa grazie a laboratori certificati per svolgere questo lavoro. 

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