Raee, in Europa smaltiti in maniera sbagliata il 65% dei rifiuti da apparecchiature elettroniche

Raee, in Europa smaltiti in maniera sbagliata il 65% dei rifiuti da apparecchiature elettroniche
Raee, in Europa smaltiti in maniera sbagliata il 65% dei rifiuti da apparecchiature elettroniche
Eventi e rapporti

Secondo la ricerca "Countering Weee Illegal Trade", l'Italia maglia nera con solo il 20% trattato in maniera corretta

Il 65% dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, i cosiddetti Raee, sono smaltiti in maniera illegale in Europa. All’Italia spetta, tra tutti i paesi membri, la maglia nera: soltanto il 20% di questi prodotti viene trattato correttamente. Hanno fatto peggio solo Romania, Cipro e Spagna.  Sono questi alcuni dei risultati della ricerca “Countering Weee Illegal Trade” (CWIT), finanziata dall’Unione europea e condotta per tutti e due gli anni della sua durata da associazioni locali e organizzazioni internazionali.

Secondo il report, nel solo 2012 in totale sono stati 6,2 i milioni di tonnellate di Raee prodotti nel Vecchio Continente, della quali 4,7 milioni gettati in discarica o commercializzati in modo illegale, mentre altre 400mila tonnellate sono state spedite nel mercato estero senza adeguati documenti. Soltanto il 35% dei cittadini e delle imprese comunitarie ha smaltito in modo corretto questo tipo di scarti.

“I Raee sono la tipologia di rifiuti con il più alto tasso di crescita in tutto il mondo. Il peso dei Raee che ogni anno in Europa sono gestiti in modo non corretto è pari a quello di un muro di mattoni alto 10 metri che va da Oslo fino in fondo all’Italia”, spiega Pascal Leroy, segretario generale del Weee Forum. “È indispensabile estrarre dai Raee e riciclare nel modo più intenso possibile tutti i metalli e tutti i componenti economicamente interessanti, tra cui le materie prime critiche”.

Lo studio sottolinea come anche nei Paesi più avanzati dal punto di vista del controllo ambientale manchino sistemi di monitoraggio e adeguati standard di trattamento di questi rifiuti che diventano nel tempo sempre più numerosi. Le conseguenze non sono di poco conto: lo scorretto trattamento illegale si traduce non solo in una perdita economica, stimata tra gli 800 e i 1700 milioni all’anno, ma anche in un aumento dei danni alla salute umana e del territorio a causa della presenza di sostanze come piombo, mercurio e cadmio.

Le proposte avanzate per migliorare questa difficile situazione sono numerose. Con un Operational Intellegence Management System, ad esempio, si potrebbero migliorare e incrementare le informazioni, anche riguardo i crimini connessi al commercio dei rifiuti, ma servirebbero anche certificazioni adeguate, il rispetto di standard di qualità comuni a tutti i Paesi dell’Ue, controlli accurati su tutta la filiera e una maggiore informazione da parte dei consumatori. 

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