Sicurezza alimentare, il rischio epatite A legato al cibo

Sicurezza alimentare, il rischio epatite A legato al cibo
Sicurezza alimentare, il rischio epatite A legato al cibo
Eventi e rapporti

Analisi e controlli sui cibi sono importanti per evitare il diffondersi di virus come l'HAV, trasmessa da bacche surgelate e pesce crudo

I controlli e le analisi sul cibo che mangiamo sono molto importanti. Alcuni prodotti, se non puliti o cotti con attenzione, possono diventare veicolo di virus e malattie infettive, come l'epatite A (HAV).

LO STUDIO DELL'EFSA 

Nel 2013 c'è stata una diffusione del virus a livello europeo, con casi riportati in Francia, Germania, Danimarca, Irlanda, Norvegia, Polonia, Svizzera, Regno Unito e l'Italia che ha dichiarato lo stato d'allerta in seguito ad un incremento del problema. L'epidemia ha spinto l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) a condurre delle ricerche per tracciare gli alimenti ritenuti infetti, conducendo anche delle interviste alle persone che avevano riportato i sintomi dell'epatite A, con test e analisi microbiologiche e epidemiologiche.

LA SITUAZIONE IN ITALIA 

L'Italia è stato il paese con il tasso più alto di casi riportati nel periodo 2013 - 2014: circa 1300, di cui 228 confermati, quasi il 17% del totale, con il picco più alto registrato ad aprile 2013. A seguito degli studi effettuati su un totale di 538 soggetti, di cui 119 casi infetti e 419 sotto controllo, si è appurato che i cibi legati alla trasmissione del virus erano in gran parte bacche congelate utilizzate nell'industria alimentare (in particolare pasticciera) e frutti di mare e crostacei crudi. In particolare uno studio di controllo a casi incrociati ha identificato le bacche come l'alimento con il tasso di rischio più alto nello sviluppo del problema.
Nel periodo che va da 1 gennaio 2013 alla fine di giugno 2014, in Italia sono stati registrati 1300 casi di HAV, con il tasso più alto riportato nelle regioni del nord tra Bolzano, Trento, Emilia-Romagna, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Veneto e Toscana con uil 70% sul totale.

L'ODDS RATIO E I CIBI A RISCHIO 

Per definire il rapporto di causa-effetto tra due fattori, in questo caso tra la malattia e il rischio, si utilizza in epidemiologia l'Odds ratio (OR), tipico degli studi retrospettivi, ad esempio caso-controllo. In base a questo indice applicato all'epatite A e al rischio alimentare, è stato possibile tracciare una sorta di lista dei fattori più registrati correlati al virus: in testa ci sono l'aver mangiato bacche, crostacei e pesce crudo non pulito e/o cucinato correttamente, seguito dai viaggi in zone dove è più facile entrare in contatto con l'infezione, dall'ingerimento di sedano, finocchio, insalata fresca e imbustata, dal fattore età e dal sesso e, in coda, da alimenti come carote e ravanelli. Questi cibi, di per sé innocui, possono causare infezioni e trasmettere virus se non si rispettano le corrette misure di igiene alimentare, soprattutto in contesti più complessi come la ristorazione o l'industria alimentare, dove il controllo richiede più tempo e attenzione. 

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