Rifiuti speciali: come si classificano e vengono gestiti in Italia

Rifiuti speciali: come si classificano e vengono gestiti in Italia
Rifiuti speciali: come si classificano e vengono gestiti in Italia
Igiene Industriale

La loro suddivisione avviene grazie ad analisi condotte con strumentazioni avanzate. Oli lubrificanti esausti e materiali edili tra gli scarti di questo tipo

Tutte le attività produttive generano scarti, che possono essere più o meno nocivi per l’ambiente circostante e per la salute delle persone che ne sono a contatto. Esistono diversi tipi di rifiuti e, a seconda delle proprietà chimico-fisiche presenti al loro interno e conosciute mediante analisi e valutazioni, è possibile individuare soluzioni efficaci per trasportarli, stoccarli, trattarli e smaltirli.

I rifiuti da attività produttiva sono suddivisi in speciali e pericolosi. La loro classificazione è determinata attraverso studi di laboratorio che ne stabiliscono la conformità alle norme comunitarie. Queste sono svolte attraverso strumentazioni avanzate, tra cui il gascromatografo, l'Icp e lo spettrofotometro. In Italia, secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Ispra che si riferiscono al 2010, la produzione di rifiuti speciali non pericolosi è aumentata del 3,1%, ma è calata quella degli scarti pericolosi.

Interessante anche la mappa dei siti dove vengono depositati gli scarti della attività produttive. Risultano essere, infatti, 475 le discariche che nell’anno di riferimento dell’Ispra hanno smaltito rifiuti speciali, la maggior parte localizzate al Nord, con 268 impianti e solo 133 al Sud. Gli inceneritori, invece, sono 103 distribuiti su tutto il territorio nazionale. Tra le Regioni con più problemi legati allo smaltimento c’è la Campania. Qui, lo scorso maggio, ha ricevuto il via libera delle istituzioni il nuovo Piano di gestione dei rifiuti speciali. Tra gli obiettivi, garantire la sostenibilità economica ed ambientale del sistema integrato e coordinato dei rifiuti speciali, minimizzando il loro impatto sulla salute dei cittadini e su quella del territorio.

Tra i rifiuti speciali più tossici per la salute umana e dell’ambiente ci sono gli oli lubrificanti usati, ma anche breccia e sabbione derivanti dalle operazioni di lavaggio delle betoniere. Per prevenire questo tipo di scarti insieme agli altri pericolosi il Ministero dell’Ambiente ha varato il Piano nazionale. Le Regioni avranno ora un anno di tempo per adottarlo e adattarlo in base alle proprie esigenze, coerentemente con quanto auspicato da Bruxelles. Tra le altre misure messe in atto dalle istituzioni per contenere l’emergenza c’è anche il Sistri, il sistema digitalizzato di tracciabilità dei rifiuti speciali.

Tutte le aziende e gli enti che si occupano di attività di trattamento dei rifiuti, incluso il trasporto, la gestione degli impianti, la bonifica dei siti contaminati e dei beni contenenti amianto, hanno l’obbligo di iscrizione all’Albo dei gestori ambientali. Le aziende i cui scarti non rispettano i parametri di qualità indicati dalla legge e che seguono le corrette procedure di smaltimento possono incorrere in sanzioni penali e pecuniarie. Le multe possono arrivare fino a 15mila euro.

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