Rifiuti speciali: anche i fanghi di cemento classificati come pericolosi

Rifiuti speciali: anche i fanghi di cemento classificati come pericolosi
Rifiuti speciali: anche i fanghi di cemento classificati come pericolosi
Igiene Industriale

Secondo una sentenza della Corte di Cassazione, breccia e sabbione derivanti dalle operazioni di lavaggio delle betoniere, non sono sottoprodotti

I fanghi di cemento, come breccia e sabbione, che derivano dalle operazioni di lavaggio delle betoniere, molto comuni nell’industria edile, dovranno essere considerati come rifiuti speciali, e smaltiti come tali. Lo ha scritto la terza sezione penale della Corta di Cassazione in una sentenza dello scorso ottobre. Questo tipo di materiale, infatti, non lo si può trattare come materia prima secondaria né come sottoprodotto.

I giudici hanno così confermato le decisioni della Corte di Appello del Tribunale di Napoli, che aveva condannato un autotrasportatore per aver viaggiato con un mezzo carico di breccia e sabbione. In particolare, si legge nella sentenza numero 42338, una sostanza per essere considerata un sottoprodotto, ai sensi del Codice dell’Ambiente, deve essere utilizzata direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale e che soddisfi tutti i requisiti riguardanti la protezione della salute e dell’ambiente. Deve, inoltre, essere originata da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la sua produzione.

Secondo i togati, per quel che riguarda i fanghi di cemento, mancano entrambe queste condizioni. Soprattutto, ai fini del loro riutilizzo sarebbe necessario un trattamento preventivo consistente nella pulitura per eliminare i residui di cemento stesso e non si tratterebbe per altro di sostanze originate da un processo produttivo. La differenza è di sostanziale importanza, perché, in quanto rifiuto speciale, deve essere gestito e trattato secondo norme che, se disattese, possono far incorrere i soggetti che utilizzano queste sostanze in pesanti sanzioni penali oltre che pecuniarie.

I sottoprodotti, infatti, sono riutilizzabili e commerciabili, quindi non hanno bisogno di smaltimento e dei relativi costi, facendo parte del ciclo produttivo aziendale e non essendo un semplice scarto di cui disfarsi. È utilizzata “tal quale” senza ulteriori interventi, diversi dalla normale pratica industriale, con un occhio di riguardo alla salvaguardia del territorio e della salute di lavoratori e cittadini.

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