Rifiuti speciali: la gestione e lo smaltimento degli oli lubrificanti usati

Rifiuti speciali: la gestione e lo smaltimento degli oli lubrificanti usati
Rifiuti speciali: la gestione e lo smaltimento degli oli lubrificanti usati
Igiene Industriale

Sono sostanze pericolose per l'uomo e l'ambiente. Mastrostefano (Coou): "Per le aziende la raccolta gratis e ci sono sanzioni penali per chi non in regola"

Tra i rifiuti speciali più pericolosi per la salute dell’uomo e dell’ambiente ci sono gli oli lubrificanti usati. Utilizzati per i motori a combustione interna, dalle auto private alle macchine agricole, e per gli impianti industriali, dopo un certo periodo di servizio subiscono trasformazioni chimico-fisiche tossiche che non li rendono più idonei ad essere impiegati e devono pertanto essere sostituiti. È a questo punto che l’olio, essendo diventato esausto, è considerato uno scarto pericoloso, che se smaltito in modo scorretto o in maniera impropria, può essere altamente inquinante.

“I rischi legati agli olii lubrificanti esausti sono molteplici – ha dichiarato ad Ambiente Magazine Antonio Mastrostefano, Direttore Strategie, Comunicazione e Sistemi del Coou, il Consorzio Obbligatori degli Oli Usati -. In primis per la salute dell’uomo, dal momento che possono contenere al loro interno sostanze nocive. Per non parlare delle conseguenze sull’ambiente. Se versato in terra, l’olio penetra nel suolo avvelenando la falda acquifera che fornisce l’acqua potabile e quella per l’irrigazione delle colture. Ma ancora più pericoloso diventa quando è sversato sulle superfici idriche, perché vi forma una pellicola impermeabile che provoca la morte, per mancata ossigenazione, di tutto ciò che si trova sotto”.

Si pensi soltanto che quattro chili di olio, vale a dire la quantità derivata da un comune cambio di questa sostanza in un autovettura, se gettati in mare o in un fiume inquinano una superficie che va dai 5 mila ai 7 mila metri quadrati, più o meno, quindi, quanto un campo di calcio. Per questo rifiuti del genere vanno smaltiti nel modo corretto. In Italia, da circa 29 anni, il Consorzio Obbligatori degli Oli Usati, ne garantisce la raccolta e il riciclo su tutto il territorio nazionale.

“Il Testo Unico dei rifiuti prevede che questo tipo di sostanza sia conferita e ritirata da aziende specializzate – ha sottolineatio Mastrostefano -. Il nostro consorzio si trova al centro di una filiera corta che vede da un lato 71 imprese specializzate nella raccolta degli olii esausti, e dall’altro altre 5 impianti che invece li trasformano in nuovi tipi di lubrificanti. Si tratta di raffinerie esperte soltanto nel trattamento di questi scarti per produrre nuovo olio base, combustibile e bitume. Quello non rigenerabile viene, invece, inviato a impianti industriali autorizzati - principalmente cementifici - dove è utilizzato come combustibile”.

Il Coou raccoglie il 95% dell’olio lubrificante esausto in Italia. Una percentuale molto alta, grazie soprattutto alla presenza di una legge che prevede sanzioni penali per chi smaltisce impropriamente questo tipo di rifiuto speciale. In più, il suo ritiro è gratis per le aziende. Cosa ne è del restante 5%? “La mancanza è dovuta molto spesso al ricorso al fai-da-te da parte dei privati, che non conoscono bene le regole di trattamento degli olii usati. Anche per questo noi ci facciamo carico di campagne informative in tal senso”, ha concluso Mastrostefano.

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