Ipcc, Onu: industrie prima causa del cambiamento climatico

Ipcc, Onu: industrie prima causa del cambiamento climatico
Ipcc, Onu: industrie prima causa del cambiamento climatico
Dalle istituzioni

Presentato il quinto rapporto del panel. Quattro sono gli scenari possibili entro il 2100. Le soluzioni? "Tagliare sprechi e impiego di combustibile fossile

Le emissioni di Co2 e altri gas tossici da industrie e altre attività antropiche sono le prime imputate per il riscaldamento della Terra e il cambiamento climatico , con devastanti effetti sulla salute dell’uomo e dell’ambiente. L’allarme arriva direttamente dalle Nazioni Unite con la presentazione del quinto rapporto dell’Ipcc, la task force intergovernativa dei climatologi di tutto il mondo. Secondo gli esperti del primo gruppo di studio, che ha approfondito quanto contenuto nell’ultima relazione del 2007, gli ultimi 30 anni sono stati i più caldi della storia dell’umanità, con un innalzamento considerevole del livello del mare e diminuzione della banchisa artica.

La causa di questa situazione, tutt’altro che rosea, è da ricercarsi nell’incremento di gas serra nell’atmosfera: la concentrazione di biossido di carbonio è infatti aumentata del 20% rispetto al 1958 e del 40% rispetto al 1970, raggiungendo livelli molto maggiori rispetto a quelli registrati nei carotaggi di ghiaccio negli ultimi 800 mila anni. Dagli anni Settanta al 2012 la temperatura media globale superficiale è aumentata, così come anche il livello medio dei mari, cresciuto di ben 119 centimetri negli ultimi 100 anni. La banchisa artica è diminuita del 4% per ogni decennio, così come il ph marino, che ha perso 0,1 punti rispetto all’epoca preindustriale.

Gli scenari futuri che vengono prospettati dagli scienziati sono preoccupanti, e dipendono dalla capacità dei governi mondiale di tagliare le emissioni di Co2. Nella migliore delle ipotesi entro il 2100 si potrebbe verificare una forte mitigazione dei gas serra, con un aumento importante ma contenuto degli stessi. In caso contrario, secondo l’Onu, la Terra potrebbe trasformarsi in un “pianeta rosso”, caratterizzato da temperature più alte di 7 gradi centigradi rispetto ad ora, aumento delle precipitazioni e del livello del mare tra i 40 e i 63 centimetri, diminuzione della banchisa artica e del ph degli oceani.

Uno scenario tutt’altro che improbabile, anzi. Se le emissioni di metano e protossido di azoto continueranno a salire del 2% o 3% all’anno, come già si sta verificando adesso, è di sicuro la possibilità più vicina a noi. Per evitarla per le Nazioni Unite l’unica soluzione è la diminuzione degli sprechi e l’investimento nel passaggio dall’impiego di combustibili fossili a quello delle fonti rinnovabili, attraverso la tecnologia green e, perché no, l’imposizione di un prezzo sul carbone.

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