Rifiuti speciali: ecco come gestire i pneumatici fuori uso

Rifiuti speciali: ecco come gestire i pneumatici fuori uso
Rifiuti speciali: ecco come gestire i pneumatici fuori uso
Igiene Industriale

Ogni anno pił di 35 milioni sono staccati da auto, mezzi agricoli e macchine aziendali. Dal 2006 una legge europea impone di non trattarli in discarica

Io scelgo la strada giusta” è il nome del progetto lanciato dal Ministero dell’Ambiente, in collaborazione con Ecopneus, a favore del prelievo e recupero di pneumatici fuori uso, spesso non smaltiti come dovrebbero, in quanto appartenenti alla categoria dei rifiuti speciali. La campagna interessa la Regione Campania, ed in particolare la cosiddetta Terra dei Fuochi, affinchè “cittadini e aziende contribuiscano con una scelta di legalità ad interrompere la catena di abbandono di questi materiali che si collega al fenomeno dei righi tossici”. Ma cosa sono i penumatici fuori uso e come dovrebbero essere gestiti una volta terminato il loro impiego?

Ogni anno in Italia sono quasi 500 mila le tonnellate di gomme che smettono di circolare in strada, ben 35 milioni staccati dalle autovetture, mezzi a due ruote, camion, autocarri e macchine agricole. Una quantità enorme che ai sensi di un decreto ministeriale del 1998 sono considerati rifiuti a tutti gli effetti, perché non possono essere riutilizzati, ma solo recuperati oppure smaltiti. Se sono in buone condizioni, ed esclusivamente in questo caso, allora non vengono considerati scarti, ma materia prima da destinare ad attività di ricopertura.

Dal 2006 una direttiva dell’Unione Europea ne vieta l’invio in discarica, riconoscendo alla gomma dei PFU (gli Pneumatici Fuori Uso) qualità e valore per un obbligatorio recupero. Ma questo non succede nella maggior parte dei casi e spesso per smaltire questi materiali si fa ricorso all’incendio di cumuli con gravi ricadute sulle matrici ambientali, dal suolo alle falde acquifere, del sistema agro-alimentare e produttivo del territorio.  Nel 2011, per tutelare l’ambiente e i cittadini, è entrato in  vigore il decreto ministeriale numero 82, che ha dato vita ad un sistema nazionale con compiti di gestione e recupero, attraverso monitoraggio delle attività e tracciamento dei flussi.

All’interno di questa struttura opera Ecopneus insieme ad altri associati: questi rintracciano e raccolgono una quota di PFU corrispondente alla quota di mercato rappresentata dalle aziende socie, originariamente responsabili del trattamento degli stessi. In altre parole, ciascuna azienda che immette pneumatici nel mercato è responsabile e garantisce la gestione di PFU per una quota corrispondente a quanto immesso sullo stesso mercato nell’anno solare precedente. Il tutto si fonda sul meccanismo di un contributo ambientale annuale, diversificato a seconda del tipo di pneumatico, al peso e al veicolo utilizzatore che deve essere demolito.

Cerca una notizia

Newsletter