Bonifica di suoli e acque: al via il federalismo regionale

Bonifica di suoli e acque: al via il federalismo regionale
Bonifica di suoli e acque: al via il federalismo regionale
Dalle istituzioni

In arrivo il decreto che stabilisce per 18 Siti di interesse nazionale il passaggio di competenze alle Regioni. La prima a rispondere all'appello la Campania

Novità per le aree da bonificare in Italia. Sta infatti per essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il provvedimento che istituisce il federalismo dei risanamenti di suoli e sottosuoli inquinati: le decisioni in materia diventeranno, quindi, di competenza delle Regioni. Fino a questo momento la gestione dei cosiddetti Sin, i siti di interesse nazionale, cioè aree contaminate molto estese e pericolose per la salute umana oltre che per quella ambientale, è stata ad appannaggio del Ministero dell’Ambiente. Ma la legge sta per cambiare definitivamente per alcuni di questi.

Meno burocrazia, più velocità negli investimenti e vicinanza ai cittadini e alle esigenze territoriali: questi gli obiettivi del decreto che sancisce il ritorno alle Regioni della facoltà di condurre operazioni di bonifica di 18 dei 57 Sin distribuiti su tutta la Penisola, i quali diventeranno Sir, ovvero Siti di interesse regionale. Tra questi ci sono la Bovisa, alla periferia di Milano, i bacini del fiume Sacco nel Lazio e del fiume Sarno in Campania, oltre ad alcune zone del litorale vesuviano, in provincia di Napoli. In questo modo, l’attenzione del governo centrale sarà destinata  solo alle 39 aree più complesse per la presenza al loro interno di impianti chimici o di contaminazioni più pericolose, come Piombino, Venezia Marghera, Napoli Orientale e Bagnoli, Taranto e Milazzo.

Le singole Regioni avranno così pieni poteri non solo in materia di risanamento ambientale, ma potranno anche adottare misure per favorire il recupero industriale dei siti e l’occupazione, secondo criteri basati su sostenibilità e legalità. La prima a rispondere all’appello del ministro Corrado Clini è stata la Campania, che presenta ben 345 mila ettari di terreno contaminati: qui ci sono tre aree (litorale Domitio, area del litorale vesuviano e bacino del fiume Sarno) che, una volta entrato ufficialmente in vigore il decreto, passeranno sotto la sua competenza.  Si tratta di superfici contaminate che non soddisfano i requisiti dell’articolo 252 del decreto legislativo del 2006 “Norme in materia ambientale”.

Il testo in questione ha definito Siti contaminati nazionali quelle aree nelle quali è stata accertata una alterazione delle caratteristiche qualitative dei terreni, delle acque superficiali e sotterranee, con riferimento soprattutto alle zone industriali dismesse o in corso di conversione, a quelle in attività, quelle caratterizzate da estrazione di amianto, porti, ex miniere, cave e discariche abusive o non conformi alla legislazione. Sono 300 i Comuni in Italia sul cui territorio si trovano Sin: qui sono dispersi in quantità superiore ai livelli stabiliti dalla legislazione vigente diossine, idrocarburi policiclici aromatici, metalli pesanti e solventi organo clorurati.

Per la loro bonifica, tutti gli interventi devono essere valutati ed approvati dal Ministero dell’Ambiente, individuato dalla norma come Amministrazione competente in questo tipo di procedimenti. Per  18 Sin, con il nuovo decreto, i progetti di risanamento dovranno passare preliminarmente sotto la lenta attenta delle amministrazioni territoriali regionali. Queste provvederanno a fare una relazione annuale al dicastero competente sullo stato di avanzamento delle operazioni, così come previsto dal decreto del 2001 che regola il programma nazionale di ripristino ambientale. 

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