Classificazione dei rifiuti industriali, il catalogo dell’Europa

Classificazione dei rifiuti industriali, il catalogo dell'Europa
Classificazione dei rifiuti industriali, il catalogo dell'Europa
Igiene Industriale

Gli scarti, divisi tra speciali e pericolosi, devono essere analizzati e smaltiti correttamente. Per le aziende inadempienti sanzioni penali e pecuniarie

Tutte le attività produttive generano scarti, che possono essere più o meno nocivi per l’ambiente circostante e per la salute delle persone che ne sono a contatto. Esistono diversi tipi di rifiuti e, a seconda delle proprietà chimico-fisiche presenti al loro interno e conosciute mediante analisi e valutazioni, è possibile individuare soluzioni efficaci per trasportarli, stoccarli, trattarli e smaltirli.

Sia che si trovi allo stato liquido, gassoso o solido, si definisce rifiuto, ai sensi della direttiva comunitaria in materia (75/442/CEE), “qualsiasi sostanza o oggetto che rientri nelle categorie riportate nell’Allegato I e di cui il detentore si disfi o abbia l’obbligo di disfarsi”. L’Allegato in questione è più comunemente noto come Catalogo europeo dei rifiuti (Cer). Recepito in Italia a partire dal 2002, si applica a tutti gli scarti, sia quelli destinati allo smaltimento sia a quelli recuperabili.

L'elenco è composto di sequenze numeriche, formate da tre coppie di cifre, che identificano un rifiuto in base al processo produttivo da cui è generato. Ad esempio, con la sequenza 01 00 00 si indicano i rifiuti derivati dalla prospezione, estrazione e lavorazione dei minerali e materiali da cava; con 01 01 00 si identificano quelli prodotti dell'estrazione di minerali e così via.

I rifiuti da attività produttiva sono classificati in speciali e pericolosi. Della prima categoria fanno parte gli scarti industriali, artigianali, agricoli e commerciali, a cui possono essere aggiunti veicoli e macchinari obsoleti, quelli prodotti da ospedali e quelli composti da materiali da costruzione, scavo e demolizione.

Sono invece pericolosi tutti quei materiali la cui dispersione rappresenta un pericolo immediato per la vita dell’uomo e dell’ambiente circostante. Infiammabilità, infettabilità, corrosività e cancerogenità sono alcune delle caratteristiche principali di questo tipo di sostanze, dovute alla presenza di composti del cromo, berillio, nichel e rame, tutti elementi chimici altamente inquinanti. Oli minerali, prodotti fitosanitari e farmaceutici, inchiostri, pitture e lacche, pile elettriche e collanti possono rientrare in questa categoria di scarti, insieme ai prodotti della filiera conciaria e tessile, della raffinazione del petrolio, dell’industria fotografica e metallurgica.

La classificazione dei rifiuti viene determinata attraverso analisi di laboratorio che ne stabiliscono la conformità alle norme comunitarie. In particolare, questi controlli si concentrano sulle caratteristiche chimico-fisiche degli scarti e sono svolti attraverso strumentazioni avanzate, tra cui il gascromatografo, l'Icp e lo spettrofotometro.

La conoscenza qualitativa di un rifiuto risulta pertanto essenziale sia ai fini della sua classificazione amministrativa sia per la definizione delle soluzioni di smaltimentoLe aziende hanno l’obbligo di regolarizzare la produzione degli scarti delle proprie attività, favorendo il controllo e le analisi idonee alla classificazione degli stessi. Occorre avvalersi di una apposita consulenza tecnica, in genere fornita dagli stessi laboratori specializzati, per l’ottenimento delle autorizzazioni e per la stesura del Modello unico di compilazione (Mud), che ogni anno comuni, consorzi e aziende sono tenuti a trasmettere alla Camera di commercio con tutte le informazioni riguardanti il proprio ciclo dei rifiuti svolto nell’anno precedente.

Le aziende i cui scarti non rispettano i parametri di qualità indicati dalla legge e che seguono le corrette procedure di smaltimento possono incorrere in sanzioni penali e pecuniarie. Le multe possono arrivare fino a 15mila euro.

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